Domenica dilettante. Spara di più quantitativamente!

La domenica dei quotidiani offre il destro, e speriamo anche l’altra guancia, per inaugurare una nuova rubrica. Sfogliando il Corriere della Sera di domenica 8 luglio 2012, ci si imbatte in un articolo sulla guerra in Birmania in cui ci sono tre foto con relative didascalie sui guerriglieri Karen impegnati ormai da più di un cinquantennio in una guerra “a bassa densità” (per la cui definizione chiedo aiuto a chi leggerà questa roba). L’occhio si posa involontariamente sull’ultima foto in basso a sinistra, che per gentile concessione di qualcuno, è riproposta qui sopra.  Immagine suggestiva senza dubbio; una specie di pupazzo di neve con elmetto e fucile che starebbe benissimo in un museo di arte contemporanea. Il titolo della didascalia recita “Panni e kalashnikov (il riposo del guerrigliero: un fucile kalashnikov, l’elmetto e sullo sfondo i panni stesi nel villaggio di Kaw La Mee)”. Ora, sembrerà strano, ma non riesco proprio a trovare il kalashnikov di cui parla il giornalista. Dov’è?

Temendo di essere incappato in un mio errore di osservazione,  ho preso come Eddie Valiant detto anche Jack Daniel’s la mia buona lente di ingrandimento e cercato nel fango, poi sotto la palafitta, poi tra i cuscini e infine tra i vestiti appesi. Niente! Possibile che io sia così stanco ultimamente da non vedere qualcosa che dovrebbe stare in primo piano? Forse. Poi ho capito. Allora è sorta la domanda retorica, che enfatica finisce sempre per sorgere con un’intonazione da pessimo attore teatrale: vuoi vedere che il nostro amico giornalista, preso dalla foga della scrittura, ha confuso il fucile in primo piano, verosimilmente un M4 o un M16, per un Ak47?  Doveva essere proprio così. Capita a tutti di sbagliare, di domenica poi, che diavolo! Allora ti perdono, vai in pace. Però, prima di lasciarti vorrei capire se si tratta realmente di un errore, nel qual caso ad essere inficiata è solo la conoscenza dell’armamentario internazionale di chi ha scritto l’articolo, o se invece l’autore, da vero furbacchione, non abbia voluto in questo modo aggiungere qualcosa all’evocativa didascalia dell’immagine. Voglio dire: siamo sicuri che scrivere kalashnikov anziché m16 o m4 non sia un modo per lasciare in pace gli americani, o i venditori di armi amiricani, indicando implicitamente al lettore che il conflitto portato avanti da questa gente è sostenuto esclusivamente dai fabbricanti di armi russi? Se così fosse, sarebbe il caso di cambiare il titolo alla rubrica, passando da domenica dilettante a festa furbacchiona. Scusate se è poco…

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