Domenica dilettante. Brutta abitudine

Ho preso una brutta abitudine. Mi permetto di usare questo spazio per parlare di me stesso, poiché sono consapevole che queste righe potrebbero aiutare chiunque la vita abbia gettato nella mia medesima situazione. Mi piacerebbe che questo post diventasse una specie di rifugio per quelle persone che riconoscono di aver contratto questa brutta abitudine, affinché possano raccontare la loro storia e sapere una volta per tutte che non sono sole al mondo, ma che qui in questo spazio virtuale c’è e ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltarle e a consigliarle. Mi piacerebbe anche che si immaginassero le parole di questo post come delle sedie disposte a cerchio, dalle quali ognuno di noi a turno potrebbe alzarsi e prendere la parola; sempre che, ovviamente, si sentisse pronto a quel grande passo che fuori di qui potrebbe sembrare invece una cosa da niente, che chiunque abbia un briciolo di cervello dovrebbe intraprendere.  Chiunque scriverà qui sarà apprezzato per il suo coraggio, il suo passo sarà adeguatamente considerato: sarà visto come il passo di un gigante, perché il primo passo verso la guarigione è sempre diventare consapevoli dei propri problemi. Poiché sono conscio della portata rivoluzionaria di un post del genere e della grande capacità di diffusione che tale proposta potrebbe dimostrare, vorrei pregare tutti coloro che lo leggeranno di pensare seriamente a quali sono le vere ragioni per le quali vorranno condividere queste righe. Anzi vorrei chiedervi di non farlo qualora la vostra intenziose fosse soltanto quella di mostrare l’ennesima idea sfavillante originata da una mente blandamente schizofrenica. E’ un’occasione importante che si offre e sarebbe un peccato vederla sprecata perché diluita nel chiacchiericcio networkaro. Diffondendo a sproposito state togliendo purezza al messaggio di questo post, si finirebbe per sottrarre ad altre persone bisognose di conforto, comprensione e speranza, una preziosa occasione per riprendere una vita priva di consuetudini pericolose.

La mia brutta abitudine non è il fumo. La mia asma infantile che fa capolino nella mia esistenza nei momenti di grande giubilo, ricordandomi di non esagerare nemmeno nella manifestazione di allegrezza, è sempre stata un efficacissimo pretesto per scongiurare le insistenti offerte dell’amico di turno proponente con noncuranza fumante un solo tiro. Poi le sigarette, via andiamo. Cinque euro ogni ventina. Non sono le dita nelle orecchie o nel naso la mia brutta abitudine. E non sono nemmeno le droghe pesanti e leggere. Ho sempre vissuto nel terrore di alimentare con sostanze psicotrope il bovarismo chisciottesco rivelatosi in me sin dalla giovane età e accentuatosi quando la presenza del doppio balcone in una stanza di collegio diede una sensibile accelerata ai più trascurabili sintomi di una schizofrenia destinata un giorno alla conquista di un premio internazionale. No, niente panna. E nemmeno le puttane. Come potrei con i sensi di colpa che già mi affliggono per qualsiasi azione attui o meno. La mia brutta abitudine non è mangiarmi le unghie in preda ad attacchi d’ansia, che comunque grazie al cielo non mancano. E nemmeno quello schifo commerciale chiamato Nutella.

E’ questa la mia brutta abitudine. Ogni giorno accendo la Tv per avere un po’ di compagnia, per avere una voce che riempia il silenzio della mia cella monastica. Quella della Tv non è la voce di chi ti parla, la voce di chi ti fa domande come al telefono. E’ piuttosto una voce come quella delle persone che hai in casa quando vivi in famiglia: non ti interessa quello che dicono, anzi è sicuro che se solo provassero a comunicare con te sarebbero soltanto deigli insopportabili disturbatori; conta invece che siano lì a parlare; pronti a rasserenarti per il solo fatto di esserci. Ho capito che si tratta di una brutta abitudine perché in nessun modo mi piace quello che vedo. Certo che brutta gente che c’è in Tv. Non mi riferisco chiaramente ai bei visi sbarbati o quelle gambe agganciate a culi che si promettono particolarmente profumati. Penso, invece, ai tanti volgari signorotti imbarbariti nella maleducazione che discutono nei salotti su cui l’obiettivo della telecamera è puntato. Politici o intrattenitori, i talk show italioti sono tutti uguali. Qualunque discussione finisce sistematicamente in un fastidioso brusio, persino più osceno della premiata scorreggia nazionale. Allora mi chiedo, volendo però chiederlo a qualcuno che non guardi la Tv per una brutta abitudine proprio come me , come si può vivere con interesse l’aggressività di queste scimmie nude esibentesi in performance di celodurismo dettate verosimilmente dalla fregola? Come si fa a trarre il sugo di quello che dicono se io non si riesce a vedere altro che il membro lungo e sottile dei nostri antenati ritto come una spada a minacciare l’altro e ingolosire la femmina di turno? E’ la forma che mi disturba, la forma idiota e bracalona che la Tv porta ogni giorno a casa mia. Domani non l’accendo. Ce la faccio. Voi cosa dite? Qualcuno di voi ne è uscito? Ah scusate, avevo dimenticato di presentarmi: mi chiamo Franz Kafka, ho centoventinove anni e guardo la Tv.

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