Domenica dilettante. Zerocalcare

Zerocalcare mi fa morire dal ridere e secondo me è uno in gamba. – Sì, va bene, coglioncello, noi lo leggiamo da quando è uscito e adesso vieni tu e ce lo vuoi propinare come una tua scoperta. Non ti rendi conto di quanto tu sia inadeguato. Dove cazzo sei stato fino ad ora? Ma vai a studiare, capra! Capra! E non scrivere sul blog, capra. Capra. Capra. Capra. [Non so perché questa volta l’incarnazione delle obiezioni ovvie ha assunto le maniere di Sgarbi e non del mio ex arcinemico, la mano sinistra del diavolo. Ah, ricordatemi, chiunque voi siate, lettori dei miei stivali (a proposito di miei stivali, avete mica letto il fumetto di Dalisi “La polvere dei miei stivali”? A me è piaciuto. Mi piace come disegna. Vabbè) di parlarvi prima o poi di quanto mi piacciano le persone come Sgarbi o come Giannino o come il miglior Carmelo Bene o come il Gadda di Eros e Priapo, insomma tutti quelli che mostrano un brillante eloquio durante le loro sbrodolature aggressive]. Dicevo, prima che mi si aprissero queste parentesi, che mi piace Zerocalcare e che se non lo leggete dovreste farlo. E che se lo leggete ma non avete comprato il suo libro, dovreste farlo. Perché? Fatelo e basta. (Ogni volta che la mia coscienza mi impone di essere risolutivo ha il tono di voce di Dottor House doppiato in italiano).

Un tizio ha una passione. Apre un blog dove decide di pubblicare i suoi disegni periodicamente. Laggente lo legge perché è divertente, arguto, romano e non troppo volgare. Ha successo e la sua roba viene pubblicata. E allora che fa? Smette di pubblicare a gratis e comincia a frequentare il giro di quelli che comprano merda contemporanea (non d’artista) per darsi un tono mentre incespicano su zeppe vertiginose da pornostar e fingono di capire quando non capiscono niente?  Ma che! Continua a pubblicare sul blog roba che laggente pagherebbe anche per leggere. E allora, dico io: gli vogliamo dare la possibilità di continuare ad avere il tempo per prepararci un lunedì lieto su due? Anzi: gli vogliamo dare il tempo di scrivere il suo capolavoro senza che su di lui aleggi lo spettro della fame? (A tal proposito vi consiglio un libro consigliatomi da un amico, in cui si dimostra una volta per tutte che la fame fa pensare solo alla fame e non aguzza in nessun modo l’ingegno. Mi pare si chiamasse “Fame”.). Gli vogliamo dare l’occasione di scrivere un nuovo Watchmen o un V for Vendetta? Vabbè, dai. Adesso sto esagerando e mi calmo (se fossi Zerocalcare vi metterei una bella vignetta in cui assumo una posa scomoda per la meditazione e un gregge di pecore della sigla Rai mi cammina lentamente intorno).

Di Zerocalcare mi piacciono innanzitutto le sopracciglia. Mi ricordano allo stesso tempo quelle di Stefano Belisari, e quelle di diversi amici incontrati in un momento della mia vita, in cui mi ero ormai arreso all’idea che la depilazione delle sopracciglia avesse implacabilmente preso il sopravvento sulla brutale villosità neolitica.Poi mi piacciono i siparietti su aspetti minuscoli della nostra vita quotidiana; quegli aspetti che se finissero in un romanzo sarebbero opera di J. D. Salinger (esatto come il protagonista di Scrubs. Potete abbassare l’indice-grilletto) o di qualche altro ebreo americano con buoni motivi per reclamare un premio Nobel per la letteratura. L’avete letta quella della risposta mai pronta? Non è solo una delle situazioni in cui mi sono arrovellato ciclicamente per tutta la mia vita, ma è anche il motivo per cui amo gli impasse di Kafka.  E’ una di quelle maledette situazioni in cui non puoi tornare indietro: il meccanismo è partito; avevi un’occasione e l’hai sprecata. Adesso puoi rimuginarci quanto vuoi, ma non farai altro che ingigantire il tuo senso di colpa. Se la leggete in Zerocalcare vi fare qualche risata, mentre se la leggete in Kafka comincia a crescervi il ciuffo sull’occhio e le unghie vi si autosmaltano di nero. Ma perché? Io riuscirò a farvi smettere di considerare Kafka un ipocondriaco musone, a costo di andare ad accorciare il cazzo a tutti cannibali del Congo. (il sergente Hartman è una delle presenze fisse nelle mie fantasticherie su un domani da docente)

E ora per concludere: “Gran finale con scorreggia riflessiva”. Ma vogliamo parlare dei personaggi che si aggirano tra le vignette di Zerocalcare? Vogliamo parlare del bambino rappresentato come Blanka? oppure dell’armadillo? o dello struzzo? o di Toki? Si può dire: una trovata esilarante ma allo stesso tempo nostalgica? Si può dire?  Ed è proprio questo duplice statuto del ricordo zerocalcàreo che non mi fa storcere il naso di fronte alla trovata e pensare da snob quale sono diventato: “Ecco un avtro che cvede di esseve spivitoso e invece fa solo cagave”. C’è profondità brasiliana e napoletana in questo fumetto. Saudage e appucundria. Diceva Splinter (il maestro delle tartarughe ninja mutanti): “Figlio mio, il passato ritorna”. Ed è proprio vero. E il passato che torna nelle schermate di Zerocalcare (o nelle pagine se avete smesso di essere tirchi e avete comprato il libro) è quello della nostra adolescenza perduta. Quella quando si scrivevano poesie d’amore e si pensava di poterci conquistare le ragazze. Quella delle giornate lunghissime tra amici di fronte a uno schermo che ci trasmetteva l’idea di un mondo più colorato [Blanka era giallo con capelli rossi oppure blu con capelli verdi se avevate già SFIIturbo e vi piaceva il mirror match (che all’epoca non si sapeva nemmeno cosa fosse)], più ingenuo (pausare il fotogramma in cui Chun Li saltava per vederne le parti intime sembrava una gran trasgressione) e soprattutto più interattivo (se premevo X il Romualdo di turno passava la palla senza batter ciglio, mentre oggi pure per farvi leggere ste due righe devo faticare come neanche Sisifo). Quel calcare che il primo “Signore, mi passa la palla” ha sbriciolato in un istante. – Sì Forrest, lo so che la vita è una scatola di cioccolatini, ma a volte mi pare che quelli che abbiamo lasciato alla fine sperando di gustarceli meglio, se li sia mangiati qualcuno mentre aspettavamo il tram.

Annunci

Un pensiero su “Domenica dilettante. Zerocalcare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...