Libracci ovvero Cosa si trova a volte nei libri usati

scultura_libri

Forse se fossi stato nobile e ricco, oltre che un gentiluomo, non avrei mai acquistato libri usati di scarso valore materiale. Mi riferisco a tutti quei libri, per lo più classici della letteratura pubblicati in decine di edizioni e ristampe economiche, che al momento compro per esaurire la mia collezione di opere fondamentali. Avrei probabilmente puntato direttamente alle prime edizioni, ben rilegate, in condizioni eccellenti e senza eccessivi segni di lettura. Invece per risparmiare un po’ di denaro, da sei anni a questa parte, compro libri a metà prezzo, specialmente sul magnifico mercante aracneo Libraccio.it: si tratta spesso di brossuracce (come gli Oscar Mondadori, tanto per capirci) che compro a scatola chiusa, sperando di non trovare oscene sottolineature a penna fatte senza righello o, peggio ancora, il carnevale di evidenziatori che gli studenti universitari (sarei tentato qui di dire soprattutto le studentesse, ma temo le femministe) impiegano per preparare i loro esami. Talvolta, capita anche questo libro vestito d’Arlecchino, allora dopo aver pronunciato qualche imprecazione ispirata ai migliori film di Hollywood, non posso fare altro che rassegnarmi all’idea che un giorno avrò abbastanza ricchezze per comprare una versione pulita di quel libro.

Accanto al terrore del libraccio che sarebbe stato meglio non acquistare, vi è un altro sentimento che provo nello sfogliare per la prima volta un libro usato comprato al buio. E’ la curiosità di vedere tracce, discrete e non irritanti, del passaggio di un altro lettore o proprietario. Mi è sovente capitato, infatti, di trovare nei libri carte di diverso tipo: biglietti del tram di Milano in un formato che sarà vecchio di almeno venti anni, scontrini del primo acquirente del libro con prezzo in lire e carattere impiegato a dir poco spartano, segnalibro con gatti suggellato come ediz Gatteria 1991, buoni della mensa aziendale, una lettera dell’editore che spiegava come il libro di tale Paolo Piccirillo andava spinto perché si trattava di una voce veramente pregevole di questo tempo. Ma soprattutto mi è capitato di trovarvi delle dediche in prima pagina: parole appassionate di chi un tempo scelse il libro per farne dono a qualcuno. Nella mia copia di Huxley “Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo”, per esempio, vi è una data 9- 5- 04 e queste queste parole:

“…questo ti mancava! | Diventerà sicuramente uno dei tuoi ‘favoriti’! | Sperando che non sia davvero un presagio per il futuro (ma che salti tutto per aria il prima possibile), | ti auguro una buona lettura. | Con tanto amore | Mel

Undici anni fa una tizia di nome Mel regalò a qualcuno, forse al suo compagno o alla sua compagna, un libro che le era piaciuto. Trascorse forse decine di minuti a pensare a cosa scrivere su quella pagina. Tra loro c’era una storia: una storia che forse chi ha venduto il libro ha voluto dimenticare. Ci sarà forse un giorno in cui le tornerà alla memoria? Pensa mai a questa Mel? In che misura una persona deve essere uscita dalla nostra vita , quando decidiamo di vendere a poco prezzo un libro che ci aveva donato “con tanto amore”? Ho la sensazione che il nostro amico Philip Roth si ponga domande del genere prima di comporre uno dei suoi formidabili libri. Io, invece, dato che spero di restare un mediocre blogger invece di diventare uno scrittore di fama e successo, semplicemente comincio a vagare nel tempo, cercando spiegazioni, manifestando speranze, assaporando delusioni. Penso a quanto terribile fu per Oscar Wilde la vendita della sua biblioteca mentre era in carcere per amore (loro dissero sodomia). Penso a quanti libri di un professore da poco defunto vidi un giorno su una bancarella di Piazza dei Cavalieri a Pisa. Mi sovviene che un giorno avrò dei figli e costoro potrebbero smembrare quanto i loro genitori hanno con appassionato amore messo insieme. Penso a come nel bene e nel male la biblioteca di una persona possa finire per raccontarla meglio di qualsiasi autobiografia. Poi mi viene una inspiegabile sensazione di chiaroveggenza. Solo quando è finita riprendo a vagare con la mente. Alla fine, ma solo alla fine, penso a tutte quelle dediche che da adolescente ho lasciato anche io nei libri donati a qualche amore non corrisposto. Così penso che sarebbe bello parlare a quelle ragazze, ora che sono donne, per poterle ringraziare, poiché senza quelli che mi parvero crudeli rifiuti chi sa quanto tempo ci sarebbe voluto prima di incontrare lei.

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Informazioni su Dario Russo

Un dottorato in letterature comparate. Un amore viscerale per le parole e per i giochi. Due baffi. Vedi tutti gli articoli di Dario Russo

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