Gli effetti di Gomorra su di me

conte_alessio

Quando sei nato e cresciuto a Napoli devi saper rispondere ad alcune domande. Quando cercano di rapinarti, per esempio, ti chiedono “E ro si?” (che vuol dire: “da dove vieni”). E’ facile mentire a riguardo, perché le zone che ti assicurano un lasciapassare sono piuttosto note. Tuttavia, seppure rispondi nella maniera appropriata, scatta la seconda domanda: ti chiedono “A chi saje?” (“chi conosci”). In questo caso è più difficile mentire, perché non sai esattamente chi ti sta davanti a chi è affiliato o semplicemente chi teme, perciò è verosimile che sarai rapinato.

Dopo la pubblicazione di Gomorra nel 2006, il libro di Roberto Saviano che ha rivoluzionato il modo di vedere la criminalità organizzata da parte del grande pubblico, il napoletano ha dovuto prepararsi a un’altra domanda: “Ma quello che racconta Saviano è vero?”. La varietà di risposte fornite dagli interrogati è cosa nota: le affermazioni possono essere divise in quelle di chi è stanco di far finta di niente e in quelle di chi difende la sua città con invulnerabile campanilismo (e ottimi paraocchi). In verità, seppure i napoletani fossero veramente dotati di particolari dosi di socievolezza, di calore umano, di simpatia, di spiccate doti artistiche (e vi assicuro che non lo sono), ebbene tutto ciò continuerebbe a non essere il giusto prezzo per ripagare squallore, arroganza, prepotenza, violenza, paura. Scambierei volentieri un imbecille canterino in meno con una guard rail sommerso di spazzatura. E me ne fotto se morto Pino Daniele (che artisticamente oltretutto era già morto da molti anni) i napoletani hanno mostrato il loro buon cuore vestendosi a lutto: di donne prezzolate che piangono ai funerali ne è piena la storia. I napoletani che si vantano della loro città e la difendono senza risparmiarsi dovrebbero capire che c’è più socievolezza nel preservare i beni comuni che nell’invitare il vicino di casa a prendere un caffè.

Detto ciò, quando Sky ha trasmesso Gomorra la serie, un’altra domanda si è aggiunta al novero. Durante il capodanno di cui vi ho parlato, mi è stata puntualmente posta da alcuni amici: “Tu cosa ne pensi di Gomorra la serie?”. Potete immaginare il mio imbarazzo, quando ho dovuto ammettere che avevo solo sentito parlare della serie. Certo, ne conoscevo alcune battute diventate celebri grazie ai video-parodia di The Jackal “Gli effetti di Gomorra sulla gente”, ma ciò non mi consentiva di seguire i discorsi e le valutazioni dei miei amici. Avrei voluto dire la mia, ma non mi piace parlare di cose che non conosco. Così ho preso un impegno: guarderò Gomorra la serie e vi farò sapere.

E l’ho fatto, circa un mese fa. Ho visto tutti gli episodi in due giorni e mezzo di fuoco. Vi basterebbe probabilmente questo per capire che l’ho guardata con entusiasmo e grande coinvolgimento. Le esche tipiche dei racconti a puntate hanno funzionato ogni volta perfettamente, così che al termine di ogni episodio la tentazione di far partire immediatamente il successivo era irresistibile. Naturalmente, credo che questa sensazione sia notissima ai consumati spettatori di serie, quale io non sono affatto, e credo vada considerata un tratto fondamentale perché una serie possa dirsi ben fatta. In particolare, poi, sono rimasto sconcertato da quanto il tema musicale che apre e chiude ogni episodio (oltre a comparire talvolta in alcuni momenti centrali), abbia il potere di lasciare per così dire insoddisfatti, così che si è portati a ricominciare. Vi ha fatto lo stesso effetto? Avete notato anche voi questa cosa?

Gomorra la serie mi è piaciuta e quando ci sarà la nuova stagione la guarderò sicuramente. Perché? Le ragioni sono tante e questo post non potrà mai essere abbastanza esauriente. E’ per questo che ho intenzione di tributare a questa serie altri post futuri, in cui analizzare volta per volta un personaggio, una situazione, magari una citazione che ho scorto. Lascio comunque qualche punto, così cominciate a farvi un’idea.

  • Gli attori recitano quasi tutti in maniera credibile, il che credo sia l’obiettivo di chi ha prodotto e diretto la serie.
  • Per quanto si parli della feccia dell’umanità, Gomorra conserva un certo standard da cinema americano nella scelta degli attori. A parte forse i giovani camorristi al seguito di Genny, il resto degli interpreti non ha quelle facce che sarebbero tanto piaciute a Lombroso e agli altri studiosi di fisiognomica.
  • Sebbene i luoghi dove avvengono i fatti siano spesso le squallide periferie di Napoli, la fotografia scelta per la serie le rende esteticamente più accettabili, così che Gomorra la serie mi sembra più accettabile per il grande pubblico di quanto non lo sia il film di Garrone.

Allora? Cosa ne dite? Io mi metto al lavoro per i prossimi post gomorriani. Stat’ senza pensier’.

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Informazioni su Dario Russo

Un dottorato in letterature comparate. Un amore viscerale per le parole e per i giochi. Due baffi. Vedi tutti gli articoli di Dario Russo

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