3 consigli per scrivere una buona recensione

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Ultimamente ho trascorso qualche momento piacevole leggendo qua e là un librone di Alberto Arbasino intitolato America Amore. E’ una raccolta di scritti giornalistici che hanno come argomento comune il mondo a stelle e strisce. In particolare mi sono piaciuti un paio di articoli a proposito del critico americano Edmund Wilson [piccola nota per mia madre che voi consumati lettori del web potete saltare senza rimorsi (mamma, se non sai chi è Wilson, clicca sul nome e ti si aprirà un’altra pagina dove troverai tante informazioni; per tornare indietro, usa la freccia nell’angolo in alto a sinistra)].

Arbasino definisce Wilson come colui che ha introdotto un nuovo genere critico-letterario: la recensione di alto livello ovvero di qualità (al momento non ricordo la precisa definizione). In poche parole, l’autore spiega come Wilson credesse nella necessità di creare una buona via di mezzo tra l’articolo accademico che leggono solo pochi mammuth e la recensione del quotidiano, letta dai frequentatori di barbieri e parrucchieri e che solitamente non vale un cazzo e non serve a niente se non a confermare la sua inutilità. La faccenda mi ha fatto riflettere per giorni e mi ha dato voglia di impegnarmi in prima persona per questa vecchia battaglia per la mediocritas, ancora oggi in corso. Ho pensato, perciò, che fare il punto della situazione riguardo al genere della recensione, avrebbe potuto aiutare chi come me è interessato a fare le cose per bene ma, al contrario di me, non ha ancora le idee chiare su come fare.

1. Siate consapevoli di cosa sia una recensione

Partiamo dal significato. Il mio vecchio dizionario Garzanti definisce la recensione come

“presentazione critica, in forma di articolo più o meno esteso, di un’opera letteraria o scientifica pubblicata di recente; per estensione, sintetico commento o esame di un nuovo spettacolo, una mostra d’arte, un concerto e simili”.

Chiariamo subito un aspetto fondamentale della recensione, quindi: essa va dedicata solo ad opere nuove o recenti. Toglietevi dalla testa di scrivere la recensione di un classico. Non fatelo, perché non serve a niente! Il vostro giudizio, positivo o negativo su un classico produrrebbe solamente due esiti, entrambi inutili. In caso di giudizio positivo, apparirete come gli assistenti di Capitan Ovvio oppure come un uomo che è vissuto ibernato fino ad oggi. In caso di giudizio negativo, il classico non farà altro che mostrare la vostra inadeguatezza di fronte a lui. Vi stritolerà con la sua robustezza. Vi metterà in imbarazzo persino di fronte a chi di letteratura capisce poco più di voi. E alla fine, come un impietoso aristocratico, vi sbeffeggerà ricordandovi chi siete.

Naturalmente diverso è il discorso se la recensione è dedicata non tanto al classico quanto a una sua nuova edizione o traduzione. In questo caso, e solo in questo caso, potete dedicargli una recensione. Ricordatevi, tuttavia, di porre l’accento sugli aspetti caratteristici della nuova edizione: spiegate perché dovrei preferirla a una vecchia, parlatemi delle scelte del traduttore, ditemi se la rilegatura del volume è fatta bene, scrivetemi se pensate che la nuova immagine di copertina aggiunga qualcosa al libro, potete persino dirmi se credete che il punto forte della nuova edizione sia il suo imbattibile prezzo, ma per favore, per favore, non spendete la maggior parte del tempo a dirmi chi è Shakespeare (o l’altro classico di turno) e a riassumere la trama di Otello (o un altro affermatissimo capolavoro) . O se volete farlo, smettete di chiamare il vostro articoletto “recensione” (se poi lo fate solo per il posizionamento SEO, allora forse dovreste chiedervi se state scrivendo un ottimo web content).

2. Chiedetevi a cosa serve una recensione

Credo che le persone scrivano recensioni per due motivi: vogliono lasciare la traccia del proprio passaggio sulla Terra, vogliono condividere con il mondo qualcosa. Sono motivi senz’altro nobili e non sono in disaccordo con la pratica della recensione. Il problema è che, spinti dal vento del vostro ego, spesso finirete per gonfiare la vostra recensione di parole inutili solo per sembrare molto intelligenti, invece di esprimere genuinamente ciò che davvero siete, cioè una massa percettiva che reagisce in modo specifico all’incontro con un oggetto estetico. Avete bisogno di restare concentrati sul vostro obiettivo: scrivere una recensione. Per fare ciò, dovete sapere a cosa serve.

Una recensione ha uno scopo specifico: far risparmiare tempo a chi deve fare una scelta. Sì, avete capito bene. La vostra recensione aiuta poveri cristi come me ad evitare di sprecare preziosi istanti sottratti ai piaceri che la vita offre: carezze, ottimo cibo, ore di sonno. Prima di scrivere la vostra recensione, pensate per un attimo a cosa volevate sapere dall’ultima recensione che avete letto. Volevate sapere se il cellulare tale dei tali ultimo modello faceva al caso vostro o volevate apprezzare le doti affabulatorie e letterarie di chi la scriveva? Ve lo dico io, volevate un consiglio per non perdervi nella tana del Bianconiglio una volta entrati. Con i libri succede la stessa cosa. Ogni anno si pubblicano oltre cinquanta mila libri, ma la vita è breve e il nostro budget è limitato. Nessuno potrà leggerli tutti e voi con le vostre recensioni utili state limitando il campo offrendo il vostro consiglio. Una recensione è un fatto sociale: prima lo capirete e prima smetterete di scrivere stronzate. Per questo, in nome di dio, smettetela di pensare che state scrivendo una recensione per voi stessi (a meno che non abbiate personalità multiple che non comunicano tra loro).

3. Riflettete su cosa scrivere in una recensione e in che modo

E ora vediamo cosa dovete per forza mettere in una recensione. Potete parlare brevemente della trama di un romanzo? Certo, ma proprio perché si tratta di una recensione volta a consigliare o sconsigliare un libro, sarà necessario che evitiate lo spoiler (per mamma: lo spoiler è lo svelamento dei colpi di scena o di altri fatti che rovinerebbero il piacere della scoperta). Poiché muoversi sul filo sottile che separa la necessità di interessare il lettore e quella di  essere abbastanza reticenti da non rovinare la vita del lettore può richiedere una notevole maestria, potreste scegliere di lasciar perdere la trama. Le quarte di copertina esistono apposta. Mentre affinate le vostre competenze di recensore, concentratevi su altri aspetti fondamentali.

Spiegate perché quel dato libro va letto o non va letto. Tutto qui. Avete sentito dire da qualcuno che in una recensione bisogna essere oggettivi? Dimenticatelo. Sono stronzate. Non state scrivendo un saggio accademico, ma mi state spiegando punti di forza e di debolezza di un libro dal vostro punto di vista. Toccherà a me leggere altre recensioni e fare un bilancio dell’insieme. Anzi, in verità vi dico: più sarà chiaro il vostro passato di lettore e recensore e più il vostro parere sarà prezioso, perché con il tempo imparerò ad associarlo a una precisa prospettiva sull’argomento. Proprio per questo, smettetela di far proliferare nei vostri scritti espressioni come: “secondo me”, “a mio parere”, “secondo la mia opinione”. Servono solo ad appensantire la lettura.

Non abbiate paura di essere crudeli. Se il libro di tizio appena uscito è una merda, ditelo. Se vi ha portato a molteplici orgasmi , dite anche questo. Poi, però, cercate di argomentare il tutto. Fornitemi le vostre vere ragioni, perché queste sono la parte più utile di una recensione. Pensate che con il tempo le feroci stroncature o le smaccate lodi ben argomentate volte a un testo che poi è diventato un classico possono fornire preziose informazioni sulla cultura di un periodo storico, oppure mettere in evidenza tratti di un’opera a prescindere dal giudizio di valore negativo che avevano suscitato. Perciò se dopo aver letto American Psycho di Bret Easton Ellis mi dite che vi fa schifo perché l’autore descrive i personaggi nominando tutte le firme degli abiti che indossano, lo state facendo nella maniera giusta. Tutti quelli che la pensano come voi eviteranno di leggere un libro che gli risulterà molesto. Chi invece le ama, allora considererà quello che voi chiamate difetto un pregio, e allora la vostra recensione sarà stata comunque utile. Un giorno poi, magari un povero studioso che non sa che pesci pigliare su Ellis, si imbatterà nella vostra recensione e scoprirà che c’è stato un periodo in cui le descrizioni colme di brand non erano ancora la normalità e ci scriverà un ricco e brillante articolo.

Utilizzate un linguaggio semplice. Non vi sto dicendo di essere sciatti, ma di tenere a freno la vostra voglia di fare bella figura a qualsiasi costo. Il vostro primo obiettivo deve essere quello di far risparmiare tempo al lettore. Se lo costringete a chiedersi di cosa diamine state parlando, allora state contravvenendo alla funzione fondamentale della recensione. Non crediate che essere chiari sia facile. Chiunque può mettere in fila parole passpartout che fanno fico, ma mostrano tutta la vostra eventuale vulnerabilità: basteranno tre secondi perché siate smascherati da chi è più esperto di voi, così che  il vostro uso ottuso e non circostanziato di quelle parole vi farà apparire dei cretini. Perciò evitate paroloni che non padroneggiate: sono cacca (come vi diceva vostra madre per farvi mollare il giocattolo caduto a terra). State servendo l’umanità e questo dovrebbe già gonfiare a sufficienza il vostro ego e costituire la ricompensa per il vostro impegno. Non è necessario che vi riempiate la bocca di cazzate. Ma se questo non dovesse bastare al vostro autocompiacimento, allora pensate che l’eleganza e l’armonia linguistica di una recensione è una meta assai più faticosa da raggiungere di un’apparenza brillante che nasconde solo la vostra fame di notorietà. Se riuscite a raggiungerla, siete già dei buoni scrittori e siete sulla buona strada per diventare ottimi.

Ricordatevi quello che mi disse Gianni Maffei uno dei primi giorni in cui lavoravo alla mia tesi di laurea. Disse: “In verità, in verità ti dico Dario, scrivere un saggio è come il karate. Devi dare pochi colpi ben assestati”.

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Informazioni su Dario Russo

Un dottorato in letterature comparate. Un amore viscerale per le parole e per i giochi. Due baffi. Vedi tutti gli articoli di Dario Russo

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