Essere uno scrittore esordiente, la pubblicità e le recensioni

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Proprio la scorsa settimana, mentre ero intento a stappare champagne e a irrorare con il suo getto spumoso l’inerme hostess immaginaria al mio fianco, mi è accaduto un fatto del tutto nuovo. Ho ricevuto un messaggio su Facebook di uno scrittore esordiente il quale mi chiedeva se potevo aiutarlo a pubblicizzare il suo nuovo libro. La faccenda mi ha colto abbastanza impreparato, così sono passate alcune ore prima che avessi le idee chiare su cosa rispondere.

La maggior parte dei miei dubbi riguardava innanzitutto il concetto di scrittore esordiente. In buona fede avrei potuto credere che con quelle orrende parole si potesse intendere semplicemente colui il quale pubblichi il suo primo libro. Ma io sono difficilmente in buona fede. In verità, l’accoppiata di termini mi sembrava standardizzata a sufficienza da essere il prodotto di qualche casa editrice a pagamento, la quale verosimilimente nei suoi discorsi ai loro clienti utilizza l’etichetta in modo da dare loro una collocazione precisa e appagante. Lo avevo verificato già qualche mese fa, quando una signora mi aveva spammato senza eleganza il suo libro su twitter, provocando in me l’irresistibile voglia di indagare e cavillare. Le parlai nella chat privata di twitter, dove lo scambio di battute è a suon di 140 caratteri. Si definì spontaneamente come scrittrice esordiente e, quasi ad assaporare il brivido che deriva da un destino di delusioni e anonimato, metteva le mani avanti, spiegandomi quanto era difficile per “una scrittrice esordiente farsi conoscere e crearsi un pubblico”. Aveva le idee chiare. Così chiare che mi spiegò anche che per gli esordienti una stroncatura può essere dannosissima, mentre è quasi un’impetuosa spinta verso il successo, qualora lo scrittore sia già affermato. Non mi sembrava farina del suo sacco: sentivo dietro quelle parole sicure, il lavaggio del cervello che la scrittrice esordiente aveva subito da qualche collaboratore oppure che si era fatta da sé, e non di certo con le acque dell’Arno.

Decido di essere generoso. Chi se ne frega, sarà una merda sto libro, ma perché non dargli una possibilità. Rispondo allo scrittore esordiente che prima di pubblicizzare il suo libro, vorrei leggerne almeno una parte, perciò vorrei sapere dove posso leggerlo. La sua risposta è rapida e concisa e non può essere più spiazzante. Mi dice che posso acquistare il libro on line per poco meno di 15 euro o direttamente da lui per 12 euro precisi. Nel secondo caso il libro è autografato. Ripenso al binomio “scrittore esordiente”, al lavaggio del cervello e alle probabili coccole del cuoio capelluto che gli editori a pagamento possono elargire. Il mio intelocutore sembra essere già entrato in una sorta di sistema di vipperia (o vipposaggine o vipposità), per cui crede che il suo autografo dovrebbe interessarmi o dovrei ritenerlo un prezioso bonus. Ecco cos’è davvero uno scrittore esordiente per lui: uno che avrebbe già il pedigree di scrittore, ma che si troverebbe ahilui nella comoda condizione di poter giustificare la propria marginalità senza dubitare del proprio valore. Egli è uno scrittore, non c’è dubbio, ma è l’essere esordiente che lo frega. E’ colpa dei tempi.

Resto interdetto. Dovrei comprare il libro che mi si chiede di pubblicizzare? Non ho capito se allo scrittore esordiente basterebbe vendere a me una copia del suo libro o è davvero interessato alla mia potenziale influenza. In realtà credo che non lo sappia nemmeno lui. Qualcuno gli avrà consigliato di spammare e lui lo fa al meglio delle sue capacità. Non sa se per vendere o per ottenere consenso. Ma lo fa. E purtroppo per lui lo fa male e con la persona sbagliata.

Gli dico che Io Sono Letteratura non ha un budget per comprare libri da recensire. Ribatte che può regalarmi il libro se gli garantisco una recensione, perché altrimenti cercherà di investire meglio il suo denaro. Gli rispondo che se ha dato un’occhiata al blog, si sarà reso conto che non mi sono fatto problemi a stroncare un libro di Murakami. Perciò non posso garantire nulla di positivo, ma una recensione non vedo perché dovrei negargliela. Conclude ringraziandomi per il tempo concessogli e che si rivolgerà altrove; ci tiene ad aggiungere però che non pretende una recensione positiva, né che sia definito il nuovo King, anzi è interessato persino a qualcuno che gli dica che “il suo libro è una merda” (credo sia notevole che egli avesse già fiutato qualche fosse l’idea che mi passava per le narici). Allora non posso esimermi dal rispondergli che tutto sommato sono la persona giusta per lui e che potrebbe anche farmi leggere solo alcuni brani, poiché un’opera letteraria, come dice Oscar Wilde, è come il vino: non è necessario bere tutta la bottiglia per giudicarne il valore.

All’apparizione di Wilde nello scrittore esordiente qualcosa scricchiola. Mi dice che lui ammira Wilde, ma che l’affermazione è una vera stronzata. Dice che non basta una pagina o persino un solo romanzo per valutare uno scrittore. Lo capisco. Ha preso l’affermazione del classico sul personale. Capita spesso ed è proprio il motivo che fa di lui un classico. Ci offende con la sua crudeltà. Magari lo scrittore esordiente si sente vulnerabile e mette le mani avanti. Non vuole essere giudicato per il modesto libriccino che voleva farsi recensire. Lo capisco. Ma non so come aiutarlo. Nemmeno il suo libro vuole farmi leggere. E allora gli lascio almeno l’ultima parola. La sensazione che mi abbia messo in scacco. Che io non abbia saputo replicare.

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Informazioni su Dario Russo

Un dottorato in letterature comparate. Un amore viscerale per le parole e per i giochi. Due baffi. Vedi tutti gli articoli di Dario Russo

4 responses to “Essere uno scrittore esordiente, la pubblicità e le recensioni

  • lello

    Mah…. un articolo veramente scadente, scritto male…purtroppo qualitativamente non si discosta per nulla dagli altri. Niente di che.

    • Dario Russo

      Caro lello, mi dispiace non ti siano piaciuti l’articolo e più in generale il blog. E mi dispiace ancora perché il tuo “purtroppo” sembra manifestare una grande e sentita delusione. Forse qualcuno ti aveva parlato bene di questo blog, ma poi alla prova dei fatti ti ha deluso. Pazienza. Grazie di essere passato.

  • Spritz

    Divertente la presa di posizione personale del commento precedente. C’è da chiedersi se non sia proprio lui o non faccia parte della categoria.
    Il problema è che gli “scrittori” sono più numerosi dei lettori e in Italia c’è la falsa idea che scrivere un romanzo sia come giocare e vincere al superenalotto o aprire un’attività (investi un tot e ti ritorna un tot), ma non è così. Il discorso “fortuna” vale anche per le arti, ma comunque ci vuole il talento e lo studio, e magari si diventa famosi dopo che si è trapassati.

    • Dario Russo

      Caro Spritz, sono d’accordo con te. Forse fino a vent’anni o giù di lì si può ancora vivere nell’illusione che pubblicare un libro possa essere un punto d’arrivo per le proprie aspirazioni. Poi basta fare un giro in una biblioteca pubblica per rendersi conto che per ogni libro famoso ci sono decine di scaffali di libri dimenticati: una massa informe.

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