I miei baffi. Le origini

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Per chi mi conosce e ha capito un piccolopoco lo spirito di questo blog, la seguente affermazione non desterà grande sorpresa: all’origine dei miei baffi c’è un libro. No, nessun personaggio letterario dai baffi a manubrio, né tanto meno le fattezze di scrittori conosciute grazie alle copertine in bianco e nero dei Meridiani Mondadori. Un libro. E anche se sembra assurdo dirlo in un blog che si chiama proprio Io Sono Letteratura, non si tratta di un libro di letteratura. Ma di antropologia. O forse sarebbe meglio dire di etologia umana. Il libro si chiama La scimmia nuda ed è stato scritto da Desmond Morris molti anni fa. Mi fu consigliato dal mio amico La Chioma, che, forse per passione o forse per mantenere fede al suo cognome, continua a sfoggiare una lunga coda di cavallo. E’ stata una lettura piacevolissima e molto divertente che mi ha fornito risposte interessanti a tantissimi aspetti del comportamento umano e, soprattutto, ha messo a mia disposizione una mappa per un nuovo sentiero di ricerca (non accademica) che mai fino a quel momento avevo battuto. E’ per questo che nell’arco di pochi mesi dalla mia prima lettura ho consigliato il libro a chiunque. Il bla bla per cento delle persone si è ritenuto soddisfattissimo. Sono persino riuscito a farlo leggere a mio fratello che legge quasi esclusivamente biografie di giganti della musica.

L’idea di fondo de La scimmia nuda è che l’uomo sia un contraddittorio coacervo di comportamenti atavici dovuti al suo retaggio primitivo e di comportamenti moderni dettati dall’evoluzione culturale e tecnologica che egli stesso ha generato. Dunque in barba a qualsiasi lode della razionalità scimmiesca, ci sono situazioni in cui si agisce per istinto e basta. Durante una situazione di pericolo? Certo. Durante il corteggiamento? Sicuramente. Bene, ma i baffi cosa c’entrano, mio coglion baffuto, coglion arricciato, coglion pettinato, coglion impomatato, coglion rasato, coglion dopobarbato? Oh bella! Il pelo facciale è carattere sessuale secondario, cioè manifesta di un uomo la maturità sessuale e, almeno in teoria, l’avvenuto passaggio dall’adolescenza androgina alla virilità adulta (virile, tuttavia, non vuol dire brutale). Insomma a quasi trent’anni, con un bel po’ di esperienze di vita alle spalle e tante abilità da vantare nella mia scheda personaggio (per chi non fosse pratico di giochi di ruolo, e per mia madre naturalmente: si tratta di un insieme di tabelle che raccolgono tutte le caratteristiche di un personaggio di fantasia che si interpreta durante una serie di partite) ho capito che era giunto il momento che anche io avessi il mio fiero e marziale pelo facciale. Non sapevo, tuttavia, che questo primo passo avrebbe inaugurato un cammino volto alla ricerca del bello in un campo che fino a quel momento era completamente privo della mia attenzione: l’arte di abbigliarsi.

I primi tempi furono dominati da tentativi fallimentari, ma non per questo meno preziosi. Questo vorrei che lo ricordaste sempre, infatti: sbagliare è bello e ai fini della ricerca e dell’apprendimento è un evento potentissimo. I miei modelli barbosi erano per lo più cinematografici. Avrei voluto una barba come quella di Cristoph Waltz in Django Unchained.

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Allora provai a farla crescere, ma presto incontrai l’invalicabile resistenza della genetica: c’erano zone del mio volto prive di bulbi piliferi, perciò la barba ottenuta assomigliava a quella che a Napoli si chiama “zella”. Il risultato era di scarso effetto estetico, di conseguenza fu scartato. Il problema principale era che le zone più folte erano quelle dei baffi e del pizzetto, mentre le guance, basette comprese, erano rade come gli alberi nella savana. Così cercai un modello barbuto che avesse le mie stesse caratteristiche pilifere. Leonardo Di Caprio sempre in Django Unchained faceva al caso mio.

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All’epoca ero già giunto alla consapevolezza che baffi e e barba potevano essere utilizzati per esaltare alcuni tratti del volto oppure per dare equilibrio alla figura laddove mancava. Mi rasai opportunamente. Tuttavia sorse un nuovo problema: il verticalissimo pizzetto accentuava la forma già allungata del mio volto, tanto che il risultato era una vera schifezza. Bisogna trovare un’altra soluzione.

In quel tempo mi piaceva guardare e riguardare un film di cui prima o poi dovrò parlarvi: Gangs of New York diretto da Martin Scorsese e uscito nel 2002. Mentre mi appassionavo visione dopo visione alla figura di William Cutting, Il Macellaio interpretato da Daniel D. Lewis, quasi naturalmente cominciavo ad essere sedotto dall’idea di avere anche io  baffi di quel tipo, ovvero quelli che in seguito avrei saputo definire propriamente come “cespugliosibaffiamanubrio”. La crescita cominciò lenta e inesorabile, mentre si faceva strada la consapevolezza che un tale baffo, una spessa linea orizzontale, avrebbe avuto sulla mia faccia il triplice beneficio di:

  1. Conferirmi senza sforzo un’aria così bellicosa che il prof. S. si sentì giustamente in dovere di mettermi in guardia riguardo al pericolo di portare dei baffi del genere senza un adeguato addestramento marziale.
  2. Dare equilibrio alla forma oblunga del mio cranio.
  3. Ingannare l’occhio riguardo alle dimensioni microscopiche della bocca, indice oltretutto di innata cattiveria secondo la Marta di Ricomincio da tre. Cattiveria scaltrigna e furba, però: la peggiore.

Inizialmente il novello baffo a manubrio condivise lo spazio con un improbabile pizzetto tagliato in modo da non sporgere troppo. Il risultato non era soddisfacente come il mio gigantesco amico D. sottolineò senza pietà; l’equilibrio, infatti, fu raggiunto solo quando il rasoio di sicurezza portò via tutto ciò che non era “cespigliosibaffiamanubrio” e la cera mi consentì i primi esercizi di arricciamento. Finalmente avevo i baffi di William Cutting e mi stavano pure bene! Ma ero pronto ad affrontare l’occhio giudicante del mondo esterno, diventato sempre più crudele e terribile ai miei occhi di inabissato? Ne parleremo presto con il racconto di succosi aneddoti che la baffesca presenza provocarono.

P.s: vorrei invitarvi, dato che molti di voi affezionati lettori e amici mi avete sovente posto domande a riguardo, a postare qui sotto o su facebook tutte le questioni che vi piacerebbe rivolgermi. Vi prometto che le raccoglierò e vi risponderò in uno dei prossimi post, il cui titolo sarà: Tutto quello che avreste voluto sapere sui miei baffi… e non avete mai osato chiedere.

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Un pensiero su “I miei baffi. Le origini

  1. Mi avvicino a WordPress in modo episodico, a singhiozzo, non solo quando ho tempo, ma diciamo, con un termine abusato, quando ho tempo di qualità: mi permetto di scrivere cose mie, di commentare cose altrui e di scoprire quanto mi sono perso di pensiero laterale e parallelo a quello diffuso nel web (escludendo le aberrazioni dei social, vera fiera delle vanità, del becero, del falso e del cannibalismo intellettuale).
    Ho i miei guru e me ne vanto e così quando posso vado a recuperare e lo faccio andando più indietro possibile che è poi quanto quel famoso tempo di qualità mi concede.
    Così oggi ho scoperto questo splendido post e non è un vano complimento, ma l’affermazione di un doppio piacere nello scoprire non solo cose pensieri nuovi ed interessanti (come quelli che ti hanno portato a condividere la lettura del libro di Morris), ma anche l’utilizzo che di tale condivisione hai fatto, permettendoti un excursus diacronico su film che ho adorato e che è stato bello vedersi sciorinare di nuovo di fronte a me, tramite una tua lettura garbata ed intelligente (aggettivo questo di cui invece io non abuso MAI e che pertanto vorrei che tu cogliessi con tutto l’omaggio e la stima che dovrebbe comportare).
    Sei sempre un bel leggere, una grande prosa ed una ricercatezza elegante ma non affettata: rubando al King della Torre Nera la codifica, la chiamerei ALTA.

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