Gomorra 2. La stagione che non mi è piaciuta

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Il primo post che scrissi su Gomorra nacque dall’urgenza di voler raccontare quali fossero state le mie impressioni su una serie che mi era stata caldamente consigliata dagli amici non napoletani. Pensai di affrontare tante questioni che si ponevano a mano a mano che riflettevo sulle ragioni del mio apprezzamento. Fu per questo motivo che in seguito postai alcune considerazioni sui personaggi principali.

Oggi è con meno urgenza, ma con la stessa voglia di esprimere un parere sintetico, che mi accingo a scrivere qualche riga su Gomorra 2. E’ passato un po’ di tempo e, a parte qualche sparuto post che ho visto girare su facebook con il faccione del personaggio Ciro Di Marzio e il numero 3 in bella vista, probabilmente sono tra i pochi che ancora rimuginano sulla seconda stagione, il cui successo in termini di ascolti è stato clamoroso, tanto da far parlare prestissimo non soltanto di una stagione numero tre, ma anche di una numero quattro.

Accanto agli sfegatati sostenitori, il partito dei detrattori non ha perso affatto terreno. Le ragioni della diffidenza o persino del rifiuto di Gomorra 2 riguardano per lo più gli aspetti sociali toccati dalle vicende narrate; infatti c’è chi odia l’immagine nera di Napoli e dintorni che viene restituita, c’è chi lamenta l’epicità conferita  al racconto di un’umanità malvagia e schifosa quali sono i criminali, c’è chi è preoccupato dell’esempio negativo che un serie del genere possa fornire a una gioventù che avrebbe bisogno forse di riscoprire la bellezza, anziché affogare ancora di più nella palude del brutto e cattivo. Sono posizioni che posso comprendere, che spesso condivido, ma che credo non abbiano molto a che vedere con una serie TV che come decine di altri film racconta uno spaccato lercio del mondo. Niente di più. Ma mi occuperò di queste faccende in futuro, in un altro post.

A me Gomorra 2 non è piaciuta soprattutto per questioni estetiche. Dopo la visione di un episodio e finanche alla fine della stagione intera, mai ho avuto voglia di rivedere una scena per capire meglio un personaggio, una scelta che ha creato nuovi sviluppi o anche solo per apprezzare nuovamente la compiutezza di un dialogo. In verità non mi è mai capitato durante la visione di Gomorra 2 di abbandonarmi completamente alla finzione; ogni volta, invece, mi scoprivo con atteggiamento vigile e ipercritico di fronte allo schermo.

Ho odiato sin da subito i dialoghi alla Muccino, tutti affanno, denti stretti e follia, tra Ciro Di Marzio e la moglie. Erano momenti ridicoli, ma non mi hanno messo di buon umore, ma mi hanno solo rattristato. Sono rimasto spiazzato dall’incomprensibile ridimensionamento del potere di Salvatore Conte, la cui famigerata assenza e la cui temibile presenza erano capaci da soli di determinare gli equilibri tra criminali. Alla sua prima apparizione in Gomorra 2 sembra uno dei tanti, poco più.

Poi è accaduto l’irreparabile: ho cominciato a vedere il lato caricaturale di qualsiasi personaggio. La coerenza caratteriale si è trasformata nella monotonia della macchietta. Ecco allora che ho trovato ridicola ogni circostanza in cui per l’ennesima volta Ciro Di Marzio parlava al suo interlocutore standogli a un centimentro dalla bocca. Ho pensato quanto fosse incredibile che un pessimo oratore quale era Ciro potesse ancora risultare credibile agli occhi di chi lo aveva visto tradire chiunque alla prima occasione. Ho trovato insopportabile il personaggio di Gennaro, capace nel giro dei pochi anni della sua carriera criminale, di vivere una grossolana evoluzione, passando dall’essere un piscione viziato a un assassino psicopatico fino a diventare un eccezionale burattinaio capace persino di rimandare la vendetta di chi ha ucciso sua madre, ha quasi ucciso lui e ha tramato continuamente contro la sua fazione. Ho pensato che la mente di Gennaro fosse piena dei pensieri degli sceneggiatori architettati secondo una logica commerciale, anziché dei pensieri di un temperamento focoso e soprattutto, anche se in maniera degenerata, umano.

In generale mi è sembrato che in Gomorra 2 i meccanismi tipici del seriale siano stati sfruttati con meno eleganza del solito, così che si sono usurati nel giro di pochissimo tempo. La complessità dell’intreccio che mi aveva fatto appassionare a Gomorra fino al punto di volerla rivedere senza stanchezza è sparito a favore di continui colpi di scena spesso prevedibili (non il caso dell’omicidio di Salvatore Conte, naturalmente) e fini a se stessi. Gli amici con cui ho parlato della faccenda hanno espresso tutti la stessa idea riguardo alla struttura degli episodi di Gomorra 2: l’episodio si concentra su un personaggio e alla fine questo muore. Lo tradurrei in: cerchiamo di far affezionare un poco gli spettatori a un personaggio per tenerli avvinghiati e poi gli diamo una scarica emotiva accoppandolo.

Ai meccanismi quasi scoperti e all’inverosimile comportamento di alcuni personaggi, va aggiunto un altro fattore che ha contribuito a ricordarmi continuamento quanto tutto in Gomorra 2 apparisse artefatto: la posticcia lingua in cui parlano i gomorriani. Non c’è stato un momento in cui i dialoghi in quella strana lingua che non è napoletano naturale né italiano non mi abbia disturbato. Quella battuta a effetto di Scianel che diceva: “tu puzz’ già e mort'”, in luogo di “tu fiet’ già e mort'” oppure quella di qualcun altro “tien a capa dur” al posto di “tien a capa tost” (seconda occorrenza davvero incomprensibile dato che in italiano è ancora usato “tosto” in senso di “duro”, come quando si dice “è un tipo tosto”), hanno offeso le mie orecchie di orgoglioso dialettofono. Con un amico stavamo raccogliendo un elenco di queste brutture da parlante straniero, perciò non mi dispiacerebbe parlarne più dettagliatamente in futuro.

Date le mie ragione posso finalmente dire: Gomorra 2 non mi è piaciuto. Certo, nel novero delle produzioni televisive italiane resta un prodotto senza eguali, come ha spiegato con i fumetti Zerocalcare. E allora?  Ci stai forse dicendo che non guarderai Gomorra 3? Domanda legittima, mio coglion sudaticcio, coglion accaldato, coglione vacanziero, coglion bagnante! Ed ecco la mia risposta. Credo che la guarderò, perché ci sono modi assai peggiori di trascorrere un’ora e mezza serale senza impegno. Ma è presto e il mio cammino di uomo che medita è solo agli inizi. Magari tra qualche mese il tempo libero potrebbe essere diventato così poco che per me Gomorra 3 saranno solo un nome e un numero sulla bocca di tutti. Una delle tante cose di cui si può fare a meno.

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