La ricerca in Italia. Quella bella.

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Da qualche mese ho ripreso il mio vecchio lavoro: studiare le opere di altri, scriverne saggi accademici o addirittura libri e sperare che un giorno qualcuno mi paghi per tutto questo inchiostro versato. Nel frattempo mi sono riavvicinato alla poesia sia da lettore che da autore, ho cominciato a leggere qua e là prima di impegnarmi nel supremo sforzo necessario per terminare L’arcobaleno della gravità di Pynchon e poi ho continuato a guardare qualche serie TV. Non mangio. Sbocconcello. Anche perché quando si prepara un saggio, il troppo breve tempo da lettore che gli dei concedono agli uomini è eroso completamente dalla bibliografia di riferimento. Quasi completamente. Non esageriamo.

Oggi ho avuto un momento di grande felicità. Ho riso tantissimo e alla mia età non  capita più tanto spesso. Stavo studiando un libro dal titolo meraviglioso, poiché molto attinente al problema che sto studiando. Il titolo è: “Il De Sanctis scrittore”. Ho comprato il libro su ebay perché ho scoperto che mi costava meno che prenderlo in biblioteca. Ieri è giunto a destinazione. Il mio vecchio dallo scomodissimo divano della cucina ne ha cominciata la lettura ad alta voce. Io ascoltavo e restavo perplesso. Dopo più o meno mezza pagina, il mio vecchio si è fermato, dicendo: “Basta. E’ troppo difficile per me!”. Gli ho detto che non mi sembrava un granché da come era scritto, perciò non doveva preoccuparsi.

Torniamo ad oggi. Oggi ho studiato il libro che ha sconfitto il mio vecchio. Pensate a qualcosa di faticosissimo che avete dovuto affrontare nella vostra vita. Ci siete? Deve essere, però, uno sforzo tremendo, di quelli che fanno venire quella sensazione che è un misto di voglia di vomitare e voglia di piangere. Tipo finire I canti del caos di Moresco. Verso pagina cinquanta mi sono sentito proprio così. Non affrontavo una sintassi così pomposa da non so quanto tempo. Non c’era sostantivo senza almeno un aggettivo, non c’era periodo senza almeno un paio di subordinate o di parentesi. La cosa più assurda, però, è questa: De Sanctis è uno scrittore incredibilmente limpido, facile, colloquiale e dichiara esplicitamente guerra alle scritture ampollose e oscure. Il suo obiettivo è prima di tutto assicurarsi che l’interlocutore capisca ciò che dice. Perciò è paradossale che in quei brani in cui l’autore del libro cita De Sanctis il testo commentato risulti assai più comprensibile di quello che dovrebbe chiarirlo.

Pagina 84 è stata il punto di non ritorno. Ero fuori al terrazzino (ma a Napoli lo chiamiamo comunque balcone) perché la casa veniva messa sottosopra dal ciclone delle pulizie settimanali. Stavo leggendo la terza riga del penultimo capoverso quando sono scoppiato in una fragorosa risata. Ah ah ah (anche se nella mia risata la vocale è parecchio indistinta). Non so se era una risata isterica o di gioia. Il brano era questo:

Con il ridurre a negatività il culmine della conquista dantesca, interpretando con un lamento per il finito visibile che scompare la nota delicatissima d’un rimpianto per l’infinito che il visibile non  può contenere (ma che frattanto è vittoriosamente attinto dalla purezza d’impeto dello spirito), il De Sanctis insegue fantasmi propri (la “visione”, l'”immaginazione”, la “forma”), e di essi, non dell’intuire dantesco, canta in realtà la morte, recuperando per via diversa – romantica – un valore di vita perenne e inalienabile, che s’individua e s’esprime nella sopravvivenza del sentimento alla forma e alla visione.

A questo punto ho pensato di essere impazzito. Ho cominciato a nutrire seri dubbi sulle mia capacità di comprensione e ho temuto di essere diventato un analfabeta funzionale. Allora ho immediatamente contattato tre miei amici accademici per un consulto neurologico. Gli ho inviato il brano precedente fino a “De Sanctis” e ho aggiunto un ecc. Vi riporto il dialogo con i tre dottori.

  • Dialogo con il serafico dottore Tommaso

Io: Con il ridurre a negatività il culmine della conquista dantesca, interpretando con un lamento per il finito visibile che scompare la nota delicatissima d’un rimpianto per l’infinito che il visibile non  può contenere (ma che frattanto è vittoriosamente attinto dalla purezza d’impeto dello spirito), il De Sanctis ecc.

T: Stai parlando del Tour?

Io: Volevo verificare di non essere diventato un analfabeta funzionale

T: Chi l’ha scritto?

Io: Mario Casu in un saggio su De Sanctis scrittore. 1971.

T: Scrive così difficile perché traduce dalla sua lingua madre, il sardo?

  • Dialogo con il timido dottore Zagni

Io: Con il ridurre a negatività il culmine della conquista dantesca, interpretando con un lamento per il finito visibile che scompare la nota delicatissima d’un rimpianto per l’infinito che il visibile non  può contenere (ma che frattanto è vittoriosamente attinto dalla purezza d’impeto dello spirito), il De Sanctis ecc.

Z: alla terza rilettura mi si è sciolto il cervello

Io: ok, pensavo di essere diventato analfabeta funzionale

Z: No no, ti giuro che ho provato a capire rileggendolo tre volte ma poi, non essendo uno scritto ugaritico, ho pensato che se ci voleva così tanto sforzo forse non ne valeva la pena

Io: posso usare questa conversazione per il blog?

Z: ahahaha sarebbe un piacere e un onore

Io: grazie

  • Dialogo con il nerboruto dottore Alexandre De La Gauche

Io: Con il ridurre a negatività il culmine della conquista dantesca, interpretando con un lamento per il finito visibile che scompare la nota delicatissima d’un rimpianto per l’infinito che il visibile non  può contenere (ma che frattanto è vittoriosamente attinto dalla purezza d’impeto dello spirito), il De Sanctis ecc.

G: ammazza

Io: Ho paura di essere analfabeta funzionale

G: non si capisce un cazzo, tranquillo

Potete immaginare le risate che mi sono fatto mentre i tre responsi comparivano sul mio cellulare. Non so raccontarvi la felicità che ho provato per l’aver scoperto di non essere un imbecille e al contempo di non essere così solo. Alas! Se solo non ci fosse tutta sta distanza!

Ps: uno scritto ugaritico è qualcosa composto in una delle prime scritture alfabetiche. Ho appena controllato.

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