Prima convocazione: non ce la posso fare

Ieri ho ricevuto per la prima volta in vita mia una convocazione per le supplenze a scuola. La mail era laconica, perciò ho cominciato a pormi una serie lunghissima di domande che per comodità e ossequio alla cabala ridurrò a sette: perché l’hanno spedita ad altre 24 persone? Cosa succede se non rispondo? E se rispondo? Dove si trova Cologno Monzese? Ma davvero ho messo sta scuola qua? Cos’era la classe di insegnamento A011? Cosa significa “durata della supplenza: avente diritto”?

Il cuore pompava veloce come quello di Hartigan prima di incrociare il bastardo giallo. Respira. Lascia che il cuore rallenti. Sta succedendo la solita roba. Un evento nuovo. Un’occasione per mettersi alla prova. Un probabile giudizio in arrivo. Ed ecco che viene fuori il consueto senso di inadeguatezza. Il solito circuito di pensieri. Disinnescalo. Che diavolo. Fagli vedere che hai imparato.

Mi servono informazioni. Chiedo a Valdo. Non credo gli somigli troppo, ma nella mia mente in quel momento Valdo lo immagino come il soldato Joker di Full Metal Jacket. Valdo mi insegna un sacco di cose. Sono sicuro che se parliamo per un’altra ora mi insegna persino a pisciare. Alla fine della nostra conversazione mi rendo conto di sapere meno cose di Jon Snow, così mi compare la rossa davanti agli occhi che mi irride, dicendo: “Tu non sai niente, Dario Russo”. Valdo invece è molto gentile e paziente. Non mi fa sentire uno scemo. Un giorno dovrò fargli un regalo, anziché citarlo semplicemente nel mio blog.

Cose che ho imparato (chi sa, magari uno sprovveduto come me, potrebbe utilizzarle in futuro come delle FAQ, sempre se nel giro di qualche mese non cambieranno di nuovo tutti i regolamenti).

  1. La mail viene spedita a tutti coloro che sono inseriti in graduatoria. Il posto viene assegnato a chi ha il punteggio più alto tra coloro che hanno segnalato la propria disponibilità.
  2. Se non rispondo rinuncio implicitamente alla convocazione (cartellino giallo). Se non rispondo due volte alla convocazione della stessa scuola (cartellino rosso). Se non rispondo non accade nulla. Se rispondo e poi mi assegnano la supplenza e ignoro la successiva comunicazione, ciò equivale a un rifiuto implicito (cartellino giallo). Se rifiuto o ignoro due volte la convocazione della stessa scuola (cartellino rosso), mi puniscono collocandomi in fondo alla classifica (e forse l’anno dopo vado pure in serie B, questo devo chiederlo meglio a Valdo). Devo aggiungere una cosa: il sindacato mi aveva detto che la rinuncia non comportava nulla, quindi mi aveva detto una fesseria.
  3. Se rispondo, mi rendo disponibile, quindi posso essere chiamato anche 24 ore dopo e devo prendere subito servizio (forse è un po’ napoletana questa espressione). Questo punto mi ha scosso, dato che le decisioni repentine sono il mio Everest. Ma ci sto lavorando: un giorno riuscirò a improvvisare sudando freddo una sola volta. Ne sono certo.
  4. Cologno Monzese si trova vicino Milano in una zona raggiungibile con la Metro verde, ma pagando la tariffa extraurbana. Credo sia la scuola più lontana dal centro che ho scelto. E’ un po’ le colonne d’Ercole del mio Modello B.
  5. Sì, ho davvero selezionato quella scuola.
  6. La classe di insegnamento A011 raggruppa coloro che possono insegnare italiano e latino ai licei. Non ne sono oltremodo orgoglioso.
  7. Significa che la durata della supplenza non è ancora stabilita, ma sarà nota quando  colui che ha diritto a quel posto di insegnante sarà selezionato dalle graduatorie di prima e seconda fascia. Mi rendo conto che tutto ciò suona come una profezia, ma la segreteria personale della scuola mi ha dato una spiegazione del genere.

Non vi ho detto che mentre imparavo tutto ciò ripetevo la metrica italiana e chiedevo ai miei amici milanesi se erano disposti ad ospitarmi nel caso in cui lo Stato italiano volesse lasciarmi educare i suoi selvatici rampolli. Grande entusiasmo da parte loro. Zagni fa un po’ il geloso. Fulvio mi propone addirittura di dividere il letto matrimoniale. Mi sento meno solo. Mi sento amato. Ma trascorro una notte agitata, forse anche per il freddo che il mio lenzuolo di cotone con il disegno di Woodstock non riesce a mitigare.

Poi tutto finisce stamattina, quando non solo non mi ritrovo trasformato in un grosso insetto, ma chiamo addirittura la scuola e do la mia disponibilità. La prossima volta sarà più facile. E la terza volta mi chiederò come abbia potuto dedicare un post a una faccenda tanto scema.

Ps: ho sentito il dovere di aggiornare il punto 2, dal momento che Tiziana mi ha spiegato meglio come stanno le cose. Grazie, Tiziana.

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13 pensieri su “Prima convocazione: non ce la posso fare

      1. E io ringrazio te e ti faccio i complimenti per il blog, mi piace molto! Mi ritrovo in tante cose che hai scritto, anch’io provengo dalla ricerca, dalle chiacchierate interminabili con i colleghi dottorandi, dai convegni organizzati nei posti più sperduti del mondo… Ti auguro di prendere una bella supplenza fino al 30 giugno, ti piacerà l’esperienza con i selvatici rampolli 😉 Ricorda, se vuoi licenziarti dopo il primo giorno… è normale… capita a tutti, anche ai migliori 🙂 Io continuerò a seguire con interesse il tuo blog!!!

      2. Grazie per gli auguri e per i complimenti. Il mio ego ne è avido, sebbene tenda a nascondersi dietro le solite frasi di circostanza.
        Se leggerai ancora qualche post vecchio del blog, apprenderai (alas!) che la mia esperienza di dottorato non è stata luminosa come la tua. Non avevo colleghi, non partecipavo a convegni: studiavo soltanto in grande solitudine e un po’ schiacciato dal perfezionismo. Il rapporto umano è quanto desideravo più di ogni altra cosa: non dubito, dunque, che per te il contrasto tra mondo della ricerca e mondo della scuola risulti titanico e causa (forse) di una certa nostalgia.

      3. Io ero l’opposto, studiavo di meno, decisamente di meno, ma partecipavo a tutte le esperienze internazionali possibili. Ricordo ancora un seminario super-intensivo di lingua basca dove perfino i piccioni, che erano sul tetto di fronte, sembravano cadere in picchiata e suicidarsi durante la spiegazione. Il perfezionismo poi, non mi ha mai minimamento sfiorato… e questo delle volte è un aspetto più negativo che positivo. L’equilibrio è sempre nel mezzo ma, apparentemente, nessuno di noi due sembra essere sulla buona strada 😀

  1. Passo per caso, dopo aver digitato il tag “scuola” su WordPress. Ho tentato di capire, ma non è facile. Mi pare un sistema folle. Ai miei tempi di precario, anno 1996, il Provveditorato stabiliva le date per le convocazioni, si andava e probabilmente si beccava una cattedra. Le scuole, invece, spedivano un telegramma o chiamavano a casa. Ora mi pare tutto più complicato.
    Auguri per la tua carriera! Ma si può dire più carriera? 😁

    1. Grazie mille per gli auguri. Non si se può definire davvero carriera; non so nemmeno se sono una di quelle persone capaci di fare lo stesso lavoro per tutta la vita. Sono contento, però, che facendo una ricerca casuale su WP si possa giungere a parlare con qualcuno che condivide i nostri interessi o ha un cammino comune al nostro.

  2. Quanto scrivi bene, Dario: non sapevo di dover leggere ciò che hai scritto ed ora ne sono compiaciuto.
    A differenza di altri commentatori, più affini al tuo mestiere d’insegnante, mi sono fermato sul tuo post attirato invece dalla foto del personaggio di Ygritte di GoT (tra l’altro apprezzo Rose Leslie da quando faceva la cameriera in Downton Abbey!), sono una persona semplice, vero?
    La cosa mi ha ricordato un post dell’amico e blogger Lapinsu, il quale per introdurre un suo articolo pseudo-classifica sugli androidi più rilevanti al cinema (argomento che va detto per inciso – è tautologico usare la parola “inciso” in una frase incidentale o in un sintagma? – sarebbe in realtà vastissimo), ha usato come introduzione al suo pezzo il racconto del suo acquisto del robot pulisci pavimenti “iRobot Roomba”… ebbene, sotto al suo post sono fioccati non già i commenti degli appassionati di cinema e tv (come me) per discutere di scelte nostalgiche (come “Numero 5” di Short Circuit) o modaiole (come “Ava” dal film Ex Machina), ma per lui imprevedibilmente quelli di un plotone di amiche di famiglia che gli chiedevano informazioni sulla bontà o meno dell’elettrodomestico!
    Perché dico questo?
    Perché il tuo post è gradevolissimo, ma la cosa davvero buffa sono i rimandi automatici ad altri articoli di altri blogger che WordPress crea per il lettore alla base del tuo articolo, per via del tag “scuola” che hai usato.. un microcosmo di discussioni su argomenti per me alieni quanto la geografia di pianeti esterni al nostro sistema solare.
    Fantastico!

    1. Caro Kasabake, non puoi irrompere sul mio blog quando non ti aspetto e farmi complimenti dei genere!
      Quanto mi racconti a proposito dei tag è divertentissimo, ma nel caso del mio blog non è del tutto casuale. Come avrai potuto vedere nel corso dei mesi, non ho voluto mai restringere gli argomenti trattati: il mio non è un blog sulla letteratura, sul cinema o sull’insegnamento. E’ un blog in cui racconto la mia vita. Il collante che tiene insieme il tutto è il tono, la voce o lo stile: uno stile non ancora definitivo, certo, ma che mese dopo mese sento sempre più mio e riconoscibile.
      Naturalmente l’abbondanza (parola grossa per un blog come il mio) di post su cinema e libri è dovuto a un fatto preciso: credo fermamente nella frase che Franz Kafka disse alla sua fidanzata; qualcosa come: “Io non mi occupo di letteratura, io sono fatto di letteratura”. Perciò quando racconto semplicemente la mia vita, devo far riferimento a ciò che frequento di più: libri e film. Poi, ogni tanto capita che m’infervori come un berseker, allora non mi limito a parlare di un autore, ma mi piace contraffare il suo stile. E’ un esercizio di stile che ho sempre trovato divertente e che consiglio ai giovani che si fanno le ossa nel mondo della creatività.
      A questo punto, spero che in futuro ti fermerai a leggere anche qualche post estraneo alle tue passioni.

      1. Hai detto bene, Dario… “in futuro”… anzi, “nel tempo”, come rispose il demone Pazuzu impossessatosi di Reagan, quando Padre Damien gli chiedeva spiegazioni.
        Nel tempo lo farò senz’altro…

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