Thomas Pynchon. L’arcobaleno della gravità

“Al tempo dei gaucho, il mio paese era come un foglio bianco. La pampa si estendeva fin dove arrivava l’immaginazione, senza confini, senza recinsioni. La terra apparteneva ai gaucho fin dove potevano arrivare coi loro cavalli. Buenos Aires, però, voleva assicurarsi l’egemonia delle province. Tutte le nevrosi incentrate sulla proprietà si sono intensificate, si sono aggravate, cominciando a contagiare la campagna. Sono state erette delle recinzioni, e i gaucho hanno così perso parte della loro libertà. E’ la nostra tragedia nazionale, la nostra ossessione, il voler costruire labirinti là dove un tempo si stendeva la libera prateria, il cielo. Col risultato di disegnare strutture sempre più complesse sul foglio bianco. Non riusciamo a sopportare tutto quel vuoto: ci terrorizza”.

La passione per il fantasy e Il trono di spade

Dariosultrono

La mia passione per i mondi fantastici risale a molti anni fa. Ricordo l’anno in cui mi avvicinai al celebre gioco di ruolo Dungeons & Dragons. Frequentavo il liceo. Io e il mio amico Giovanni cominciammo a creare il nostro alter-ego insieme a Mariocoppola e a un Dungeon Master che custodiva i manuali illegalmente fotocopiati come se fossero il sacro Graal. Fu l’anno in cui lessi per la prima volta Il Signore degli anelli e da lì un bel po’ di paccottiglia fantastica scritta da Margaret Weis e Tracy Hickman: la trilogia dei gemelli, dei draghi e altra roba che non vale la pena ricordare. Il mio palato non era ancora abituato a gustare combinazioni complesse di sapori, ma già allora potevo avvertire la differenza di qualità che esisteva tra Tolkien e il resto.

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Buon viaggio modello B

Terminator

Ieri ho finalmente compilato e spedito il famigerato modello B. L’ho compilato da casa, sebbene qualche giorno prima mi fossi recato presso la sede del Sindacato per farmi assistere. Non che non fossi in grado di farlo da solo, ma per qualche strana ragione ero convinto che lì mi avrebbero indicato delle scuole con delle liste di attesa meno folte. Ma mi ero sbagliato. Anzi, la sindacalista più anziana, mi ha anche un po’ preso in giro quando le ho spiegato il motivo per cui ero lì. Niente di grave. Non ha mica intaccato la mia scorza di gentiluomo. Mi ha solo detto: “Giura?”. E poi ha aggiunto anche una nota di fatalismo: “Guarda, sceglile a fortuna, perché tanto ci vuole solo fortuna per essere chiamati. Sei in terza fascia: bisogna che si esauriscano prima tutte le altre”. Era ora di pranzo e lei doveva andare via con la sua collega. La fame, si sa, rende incredibilmente schietti. (Continua a leggere…)

La ricerca in Italia. Quella bella.

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Da qualche mese ho ripreso il mio vecchio lavoro: studiare le opere di altri, scriverne saggi accademici o addirittura libri e sperare che un giorno qualcuno mi paghi per tutto questo inchiostro versato. Nel frattempo mi sono riavvicinato alla poesia sia da lettore che da autore, ho cominciato a leggere qua e là prima di impegnarmi nel supremo sforzo necessario per terminare L’arcobaleno della gravità di Pynchon e poi ho continuato a guardare qualche serie TV. Non mangio. Sbocconcello. Anche perché quando si prepara un saggio, il troppo breve tempo da lettore che gli dei concedono agli uomini è eroso completamente dalla bibliografia di riferimento. Quasi completamente. Non esageriamo.

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