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Contando indiani e cinesi


C’era una volta il West. Un altro triello.

Dal minuto 0:07 inizia la mia scena preferita di “C’era una volta il West“. Una di quelle che ho guardato decine di volte senza stancarmi mai (un po’ come quando si continua a canticchiare la canzone che ci è entrata in testa).

La scena si svolge all’interno della casa di Jill (Claudia Cardinale), dove ci sono lei e Cheyenne (Jason Robards). Fuori sta avvenendo il duello tra Armonica e Frank, l’implacabile buono contro il corrotto assassino. Jill e Cheyenne sono uno di fronte all’altro. Non è la prima volta che si incontrano sotto questo tetto. Questa volta però  Jill non ha niente da temere: ai suoi occhi Cheyenne ha smesso di essere il fuorilegge che aveva fatto irruzione in casa sua, l’uomo che l’aveva spaventata con i suoi modi rudi e il suo aspetto da senzadio. Cheyenne non è più quello a cui aveva detto con voce dura qualcosa come “Puoi farmi quello che vuoi, quando te ne sarai andato basterà un bagno caldo e sarò nuovamente quella di prima”. Questa volta Jill può alzare lo sguardo e lasciarsi andare a un complimento che ha l’aria di essere anche qualcosa di più. Qualcosa di inconcepibile fino a qualche giorno prima.

La risposta di Cheyenne è una prolessi (“Ma non sono quello giusto… e nemmeno lui”), cioè un’anticipazione per quello che a breve si saprà sul suo destino: è il primo punto di un cerchio che si chiuderà qualche battuta dopo. C’è una lunga pausa tra le due battute, durante la quale un suono dall’esterno richiama l’attenzione di Jill. La rapisce. Da quello sguardo si  può immaginare quale sentimento ella covi in seno per “Lui”. Cheyenne lo immagina e comprende. E’ solo a quel punto che completa la sua frase. Ha capito cosa la donna sta pensando. E vuole metterla in guardia. “Lui” è proprio Armonica (Charles Bronson), il pistolero dagli occhi di ghiaccio che ha seminato morte tra gli scagnozzi di Frank (Henry Fonda). E’ un personaggio che per certi versi richiama l’americano della trilogia del dollaro (il personaggio interpretato da Clint Eastwood): non solo è maledettamente veloce con la pistola, ma ha la battuta pronta e arguta che caratterizzava l’americano e fnirà poi per essere uno dei tratti di Sean in “Giù la testa”.

Jill, stizzita, si allontana da Cheyenne: crede che l’uomo sia geloso di Armonica, che voglia fargli la predica. Si sbaglia e Cheyenne glielo fa notare una volta per tutte. “Le persone come lui hanno dentro qualcosa che sa di morte”. “Quello lì se è ancora vivo, entra da quella porta, piglia la sua roba e dice addio”. E’ una profezia, di quelle che si avverano. Quando “Lui” entrerà da “quella porta” si muoverà esattamente come Cheyenne aveva pronosticato: ubbidirà alle sue disposizioni come se un copione fosse stato scritto per lui. Pare quasi che a parlare attraverso Cheyenne sia per un attimo la voce del regista.

Quello che Cheyenne aggiunge dopo una pausa brevissima (“Io invece resterei se potessi”) chiude il cerchio del suo discorso. Si scopre, Cheyenne. Mostra una seconda volta il fianco, quello che non è stato ancora colpito da una pallottola. Resterebbe per sempre al fianco di Jill, perché lei è una perla nel deserto e perché sa che potrebbe renderla felice. Ma non lo farà. Sebbene non lo dica esplicitamente, egli non è quello giusto solo perché non può rimanere: ha del piombo nell’addome e sta lentamente morendo. Senza questo problema sarebbe stato perfetto per lei. Per Armonica è diverso: egli non rimane realmente perché non è quello giusto. Armonica, infatti, è un morto che cammina, è senza tempo, è il mito del vendicatore. Un mito che sta scomparendo.

Dopo questa battuta entra in casa Armonica, reduce dal duello contro il suo nemico giurato. Torna vincitore. La sua vita ha raggiunto l’apice: ha vendicato la morte di suo fratello. La sua entrata è sottolineata dalle note del tema musicale di Jill (non da quello dell’armonica che accompagnava appunto questo personaggio) e dal volto di Jill, in primo piano, che si illumina grazie alla luce che filtra dalla porta appena aperta. A questa repentina illuminazione corrisponde il sorriso di Jill. E’ tornato! L’uomo che fino a quel momento l’ha difesa dal lato oscuro del West. E adesso potrebbe far avverare la fiaba: stare con lei per sempre. Ma “C’era una volta il West” non è una fiaba, è un congedo. L’epoca dei pistoleri è finita per sempre, il treno ha simbolicamente collegato al potere centrale americano anche le sue zone più selvagge. La frontiera non esiste più. Le parole di Armonica vanno in questo senso: “Io ho finito qui”. Non ha solo c0mpletato la sua ricerca. E’ il ruolo nella morfologia del genere western che è finito. Finito per sempre. Per Jill è una frase più dolorosa di un colpo di pistola. La sconvolge e il volto dispiaciuto di Cheyenne, profeta niente affatto esultante, contribuisce a comunicare questa tristezza. Tutta la sequenza è esaltata da un gioco di sguardi tra i tre personaggi. Una sequenza sulla quale varrà la pena ritornare in futuro. Anche perché si tratta di un richiamo in tempo di pace del triello de “Il buono, il brutto e il cattivo”.

Con il volume del tema musicale al massimo Armonica esce di casa, sussurrando “un giorno o l’altro”, come se la sua voce non gli appartenesse più. E’ davvero la voce di un morto vivente, come suggeriva Cheyenne. Dopodiché  scompare per sempre alla vista di Jill: la scena è nuovamente di Cheyenne. Il suo congedo con la donna invera quello che egli aveva annunciato sarebbe potuto accaderle: qualcuno avrebbe potuto allungare le mani per un’elemosina di gioia in mezzo al deserto. Ecco perché dà una pacca sul sedere: è l’ultimo desiderio di un condannato a morte. Poi, mentre lo guarda sgomenta per il gesto inatteso e volgare, Cheyenne le ricorda il suo insegnamento: “Fai finta di niente”.


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